IL FEDERALISTA

rivista di politica

 

Anno XXII, 1980, Numero 3, Pagina 170

 

 

PRIMI APPUNTI PER UN ORIENTAMENTO
 
 
1. Siamo in una fase avanzata della crisi del bipolarismo. Nel mondo bipolare c’erano tre diversi atteggiamenti: quello del blocco americano, quello del blocco russo e quello dei non allineati. Così stando le cose era normale, ed entro certi limiti lo resta, che i due campi pensassero alla loro sicurezza in termini di coesione di ciascun campo. In termini statici, d’altra parte, ciò è vero: più alta è la coesione del blocco americano (o di quello russo), più alto è il grado di sicurezza di ciascun paese del blocco. Ma in termini dinamici — che sono quelli attuali — ciò diventa falso perché il processo verso un equilibrio multipolare è, per definizione, un processo che altera gradualmente ma irreversibilmente la divisione del mondo in due blocchi e un gruppo di non allineati. In concreto, la coesione rigida dei blocchi equivale ad arroccarsi su una posizione perdente perché destinata a sgretolarsi, e quindi tale da diminuire la sicurezza di tutti i membri del blocco ivi compreso il leader.
2. Non ci si può aspettare che gli USA e l’URSS pilotino, esercitando il ruolo che in politica ha l’iniziativa, la transizione dal mondo bipolare a quello multipolare. Si tratta di un processo di perdita di potere dei due Stati che esercitano attualmente la leadership mondiale; e non è mai accaduto nella storia umana che una qualsiasi organizzazione sociale abbia ceduto spontaneamente parte del potere di cui dispone. La trasformazione dei rapporti di potere, nel senso del passaggio di parte del potere da un gruppo all’altro, avviene sulla base delle pretese di chi dispone già di un potere virtuale ma non ancora di un potere reale. Se queste pretese di potere non si fanno valere con la gradualità ma anche con la tempestività e l’energia necessarie, si corrono gravi rischi di tensione e di guerra perché si deve fare tardi, e di colpo, ciò che può avvenire con minori tensioni solo gradualmente.
3. In astratto è facile constatare quali sono gli Stati o le zone (non allineati, Comunità europea ecc.) dove ci sono poteri virtuali non ancora esercitati; o dove si esercitano ancora poteri che stanno declinando. Ma noi abbiamo a che fare con i punti di vista che nascono dalle posizioni di potere di ciascun Stato o zona. La questione non sta quindi nell’invocare un principio di saggezza, e nel chiedere a tutti di fare spontaneamente, e bene, ciò che si farebbe tardi e pericolosamente. Ne segue che se si vuole analizzare positivamente il processo politico internazionale per trovare la via che abbia il grado maggiore di validità possibile per tutti gli uomini, bisogna identificare quali sono gli Stati (o zone) le cui pretese, in termini di aumento della propria posizione di potere internazionale, corrispondono al passaggio graduale e solido dal mondo bipolare al mondo multipolare. È evidente che questi Stati o zone sono: i paesi (veramente) non allineati, la Cina e la Comunità europea. È anche evidente che ogni scelta europea, o cinese, o dei paesi non allineati che non corrisponda alle pretese degli USA e dell’URSS, nella misura in cui provoca la loro reazione, può apparire come un fatto pericoloso per la pace del mondo proprio perché gli USA e l’URSS sono i due Stati più potenti e si ha quindi l’impressione che la pace del mondo dipenda quasi esclusivamente da loro. Ma farsi guidare da questa apparenza sarebbe un disastro perché bloccherebbe, sino a farlo esplodere, il passaggio dal mondo bipolare al mondo multipolare.
4. Con la riserva fissata nel punto 3, che riguarda il fatto che l’iniziativa in politica internazionale deve essere esercitata dai paesi i cui interessi coincidono con l’evoluzione graduale e ragionevole verso il mondo multipolare, ciò che deve essere stabilito è il criterio, che deve presiedere alla formazione di questa iniziativa. L’ossessione militare, e l’idea secondo la quale la bilancia mondiale del potere si riduce praticamente alla bilancia delle forze militari, sono di danno gravissimo e possono portare alla perdizione. Il compito è politico, e la bilancia del potere si modifica solo sulla base del successo politico (le stesse guerre, d’altra parte, nella misura in cui hanno successo, sono successi di una politica). In pratica il criterio supremo è il seguente: quali scelte (iniziative ecc.) aumentano il mio potere, la mia sicurezza e così via. E va da sé che c’è una sola risposta a questa domanda: le scelte che modificano le situazioni di potere degli altri paesi (al limite tutti) in modo compatibile o complementare con il mio potere, la mia sicurezza ecc. Nell’attuale situazione del mondo è chiaro che i fattori economici, sociali e culturali hanno un peso enorme a questo riguardo, tanto da ridurre in alcuni casi a zero l’efficacia dei mezzi militari. Gli americani (che come i russi sono un leader in difficoltà perché non si rendono conto che possono assicurare la pace solo cedendo parte del loro potere) hanno voluto il rafforzamento missilistico in Europa, propongono un aumento generale delle spese per gli armamenti ai loro alleati, prendono iniziative di guerra psicologica come quella del boicottaggio delle Olimpiadi, ma in questo modo, invece di guadagnare potere (nel senso detto sopra) lo perdono. Non c’è solo il fatto che il dispiegamento della potenza americana non serve a nulla nei confronti dei pazzoidi che tengono ancora sotto sequestro i funzionari dell’ambasciata americana a Teheran, ma c’è anche il fatto che questo atteggiamento politico non può non aggravare la crisi economica e monetaria, e quindi rendere più precaria la pace del mondo e più deboli tutti gli Stati ivi compresa l’America.
6. Ci sono dei problemi-chiave che hanno il carattere di autentiche leve per favorire un trapasso ordinato ad un mondo multipolare. Non occorre dimostrare che hanno valore di punti-chiave la situazione economica e monetaria mondiale e il superamento della crisi verso un nuovo ordine economico decisamente favorevole alle potenzialità di sviluppo dei paesi del Terzo mondo. In questo contesto la funzione dello scudo come mezzo di pagamento internazionale (almeno nel campo del petrolio e delle materie prime) e di una agenzia europea del petrolio per introdurre un fattore di programmazione e di stabilità in questo settore, e per far sì che il dollaro non sia la più la sola moneta di riserva (con un danno universale che si aggrava incessantemente), costituiscono i due possenti mezzi economici con i quali l’Europa può collaborare alla trasformazione della bilancia mondiale del potere. Si parlerà all’infinito del problema Nord-Sud ma non lo si risolverà mai fino a che non si elimineranno i rapporti di potere che impediscono di affrontarlo in modo adeguato.
Va ancora detto che tra i problemi-chiave c’è quello della Palestina. È impossibile incanalare il risveglio arabo e musulmano in forme positive, utili tanto agli arabi e ai musulmani quanto a tutto il mondo, senza risolvere il problema palestinese. Fino a che non sarà costituito uno Stato palestinese, per un verso la democrazia israeliana, invece di funzionare come modello positivo, funzionerà come un modello negativo danneggiando lo stesso modello democratico; e per l’altro l’estremismo avrà troppo peso nel mondo arabo e musulmano impedendone lo sviluppo economico e civile. A questo riguardo basta una constatazione: come migliorerebbe la situazione dell’Europa occidentale e della stessa America del Nord con il riconoscimento dell’OLP.
 
Mario Albertini
(gennaio 1980)

 

 

 

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